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Mamuthones e Issohadores di Mamoiada: cosa rappresentano e dove vederli

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Il rumore arriva prima della vista: un fragore cupo di campanacci sui muri di pietra, scandito da un passo lento. Poi, in fondo al vicolo, compaiono. Visiera nera, pelli scure di pecora sulle spalle, trenta chili di bronzo legati alla schiena. I Mamuthones avanzano in due colonne parallele, mentre intorno corrono leggeri gli Issohadores con il loro lazzo di giunco intrecciato.

I Mamuthones Mamoiada sono il volto più riconoscibile del carnevale sardo arcaico e accompagnano il paese nei due momenti chiave del calendario invernale: la festa di Sant’Antonio Abate il 16 e 17 gennaio e le uscite ufficiali del Carnevale.

Il paese delle maschere, sopra Nuoro

Mamoiada è un comune di circa 2.500 abitanti in provincia di Nuoro, a 644 metri di altitudine al confine tra Gennargentu e Supramonte. Dista circa 15 chilometri dal capoluogo, nel cuore della Barbagia di Ollolai. Il borgo ospita uno dei musei etnografici più visitati dell’isola e custodisce, tra piazza Santa Croce e i vicoli del centro storico, lo scenario fisico del rito.

Chi sono i Mamuthones e gli Issohadores

Il gruppo tradizionale è composto da dodici Mamuthones in due file parallele da sei e da otto Issohadores Mamoiada che li scortano ai lati e in testa. In occasioni speciali i Mamuthones possono salire fino a sedici.

Il Mamuthone indossa la visera, la maschera nera di legno scolpita con tratti severi, sopra il volto coperto dal fazzoletto femminile su muncadore. Sulle spalle porta sa carriga: un fascio di campanacci di bronzo fissati alla schiena con un’imbragatura di cuoio, mentre altri sonagli più piccoli pendono sul petto. Il peso complessivo si aggira sui venticinque-trenta chili e le cinghie comprimono il torace, tanto che i Mamuthones durante l’uscita mangiano e bevono pochissimo.

L’Issohadore è figura colorata e mobile: giubba rossa, camicia bianca, pantaloni chiari, sa berritta in testa. Impugna sa soha, una corda intrecciata di giunco leggerissima che lancia sulla folla per “catturare” simbolicamente gli spettatori, in segno di buon augurio. La maschera bianca è un’aggiunta relativamente recente al costume.

Cosa rappresentano: ipotesi e interpretazioni

Sull’origine dei Mamuthones non esistono fonti scritte antiche e ogni interpretazione è ipotesi. La lettura più diffusa li riconduce a un rito propiziatorio legato al ciclo della natura: la prima uscita cade il 17 gennaio, mezz’inverno, quando il sole comincia a riprendere forza. Il suono dei campanacci avrebbe funzione apotropaica, scaccerebbe gli spiriti e annuncerebbe il risveglio della terra.

Una seconda lettura vede nel corteo la rievocazione di una vittoria storica: gli Issohadores come sardi vincitori, i Mamuthones come prigionieri condotti in catene. Altri studiosi hanno proposto paralleli con culti dionisiaci mediterranei. Etimologicamente il nome è discusso: tra le ipotesi più ricorrenti la radice greca maimon, “colui che smania, posseduto dal dio”.

Sant’Antonio Abate: la prima uscita, il 16 e 17 gennaio

La festa di Sant’Antonio Abate Mamoiada apre il calendario delle maschere. Il pomeriggio del 16 gennaio, intorno alle 16:30, si svolge in chiesa Su Pesperu: il sacerdote gira tre volte attorno al fuoco sacro insieme al simulacro del santo e ai fedeli in processione. Poi vengono accesi una trentina di falò nei rioni del paese, attorno ai quali si raccolgono le famiglie.

Il 17 gennaio è la giornata della prima uscita ufficiale. Verso le 14:30, nelle sedi delle due associazioni storiche — l’Associazione Atzeni e la Pro Loco — avviene la vestizione: un rito che richiede mani esperte per stringere le cinghie e distribuire il peso dei campanacci. Una sede apre l’operazione al pubblico, l’altra la mantiene riservata. Poi il corteo parte e visita uno a uno i falò del paese, girando attorno a ciascuno tre volte.

Il Carnevale: le uscite ufficiali

Dopo Sant’Antonio Abate, le maschere tornano per il Carnevale Mamoiada vero e proprio. Le uscite ufficiali si concentrano sulla Domenica di Carnevale e sul Martedì Grasso, con cuore in piazza Santa Croce; nel 2026 le date sono 15 e 17 febbraio.

L’atmosfera è diversa rispetto a gennaio: il paese si riempie di visitatori, alle sfilate si aggiungono balli tondi, dolci tipici e Cannonau. I Mamuthones mantengono però il loro passo grave e silenzioso, mentre gli Issohadores danzano e lanciano sa soha tra la folla. Il programma definitivo viene comunicato dalle associazioni e dal Comune nelle settimane precedenti: utile verificarlo prima di partire.

Il Museo delle Maschere Mediterranee

Per inquadrare il rito serve una sosta al Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada, in piazza Europa 15. Il percorso si articola in tre sale: una introduttiva sulla tradizione di Mamoiada; una dedicata al Carnevale barbaricino, con i Mamuthones e gli Issohadores ma anche i Boes e Merdules di Ottana e i Thurpos di Orotelli; una terza comparativa sul resto del bacino mediterraneo, dalle Alpi alle penisole iberica e balcanica. Il pezzo più antico in esposizione è una maschera sarda di Mamuthone datata ai primi dell’Ottocento.

Il museo, riconosciuto dal Ministero della Cultura, è generalmente aperto da lunedì a mercoledì e la domenica, dalle 10 alle 18 con ultimo ingresso alle 17:30. Conviene verificare orari e biglietti aggiornati sul sito ufficiale prima della visita.

Verso il riconoscimento UNESCO

I Mamuthones e gli Issohadores, insieme alle altre maschere sarde della Barbagia (Boes e Merdules di Ottana, Thurpos di Orotelli), sono al centro di un percorso di candidatura per la Lista UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Negli ultimi anni le delegazioni di Mamoiada hanno rappresentato la tradizione all’estero, dall’Expo di Osaka del 2025 a missioni in India, accompagnate dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia.

Il dossier è ancora aperto: non si tratta di un riconoscimento ottenuto, ma di un cammino in corso. La Sardegna ha un solo bene UNESCO iscritto, Su Nuraxi di Barumini, nella Lista del Patrimonio Mondiale Culturale.

Quando andare e come muoversi

Le date imperdibili sono due: il 16-17 gennaio per la prima uscita legata a Sant’Antonio Abate, la Domenica di Carnevale e il Martedì Grasso. Fuori da queste finestre il museo resta aperto tutto l’anno e permette di entrare comunque nel mondo delle maschere.

Mamoiada si raggiunge in auto da Nuoro in circa venti minuti. Nei giorni di festa il paese si congestiona: conviene parcheggiare in periferia e raggiungere il centro a piedi. Per chi arriva dalla costa, vale la pena combinare la visita con altri borghi della Barbagia, da Orotelli e i suoi Thurpos ai pozzi sacri di Orune, oppure con il capoluogo, Nuoro tra storia e cultura. Per inquadrare il contesto, le tradizioni millenarie della Barbagia offrono il quadro storico-antropologico in cui si collocano Mamuthones e Issohadores.

Da sapere prima di partire

Quando esce la prima sfilata dei Mamuthones?

La prima uscita ufficiale è il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, con vestizione intorno alle 14:30 e processione attorno ai falò del paese.

Quanti sono i Mamuthones e gli Issohadores in una sfilata?

Tradizionalmente dodici Mamuthones in due file da sei, scortati da otto Issohadores. Per occasioni speciali i Mamuthones possono arrivare a sedici.

Quanto pesano i campanacci dei Mamuthones?

Sa carriga, il fascio di campanacci di bronzo, pesa attorno ai 25-30 kg, distribuiti sulla schiena e in parte sul petto.

Cosa significa il nome “Issohadore”?

Deriva da sa soha, la corda intrecciata di giunco che l’Issohadore lancia per “catturare” simbolicamente gli spettatori, in segno di buon augurio.

Quando si svolge il Carnevale di Mamoiada nel 2026?

Le uscite ufficiali sono in programma il 15 e il 17 febbraio 2026, con cuore in piazza Santa Croce. Il programma dettagliato viene pubblicato dalle associazioni nelle settimane precedenti.

I Mamuthones sono Patrimonio UNESCO?

No, non ancora. La candidatura per la Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità è in corso, insieme alle altre maschere della Barbagia. L’unico bene UNESCO in Sardegna resta Su Nuraxi di Barumini.

Dove si trova il Museo delle Maschere Mediterranee?

In piazza Europa 15 a Mamoiada (NU). Il museo espone maschere di Sardegna e del Mediterraneo, tra cui un Mamuthone di inizio Ottocento.

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Redazione Estate in Sardegna

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