Le pareti calcaree salgono per oltre cinquecento metri sopra il letto del Rio Flumineddu, e in fondo alla forra la luce arriva tagliata, quasi azzurra. Il fragore dell’acqua si interrompe in pozze che restano fredde anche d’agosto. È questo lo scenario che attende chi raggiunge la Gola di Gorroppu, l’incisione più profonda del Mediterraneo italiano, scavata nel cuore del Supramonte.
Per chi pianifica una visita alla Gola di Gorroppu, come arrivare è la prima domanda da risolvere. La forra si raggiunge da tre punti diversi a seconda del comune scelto, e la stagione 2026 sta per riaprire dopo la pausa invernale: ingresso regolato, ticket, gradi di difficoltà cambiano da un sentiero all’altro. Una guida pratica per scegliere il più adatto.
Il canyon scavato fra Urzulei, Dorgali e Orgosolo
La gola si apre lungo una linea di faglia nel calcare mesozoico del Supramonte e segna il confine fra il territorio barbaricino di Orgosolo e quello ogliastrino di Urzulei, con il versante settentrionale che ricade nel comune di Dorgali. È qui che il Rio Flumineddu ha eroso per milioni di anni una forra lunga circa un chilometro e mezzo, con pareti che superano i 500 metri di altezza e una larghezza che oscilla fra i 4 metri dei punti più stretti e diverse decine nei tratti più ampi.
I fossili incastonati nelle rocce raccontano una genesi sottomarina avvenuta fra 190 e 60 milioni di anni fa. Per dimensioni Gorroppu è il canyon più profondo d’Italia e fra i più profondi d’Europa, sebbene sia superato in profondità assoluta da Tara in Montenegro (1.300 m), Vikos in Grecia (900 m) e Verdon in Francia (700 m). Resta comunque un caso unico nel panorama mediterraneo, ed è inserito nella ZSC Natura 2000 ITB022212 “Supramonte di Oliena, Orgosolo e Urzulei – Su Sercone”, 23.474 ettari di area protetta gestita anche dall’agenzia regionale Forestas.
Tre vie di accesso, tre esperienze diverse
L’imbocco della gola può essere raggiunto da nord (Dorgali), da est (Genna Silana, il punto più alto della SS125) e da sud (Urzulei). Ogni accesso ha un proprio carattere: panoramico e ripido a est, dolce e fluviale a nord, lungo e selvaggio a sud. La scelta dipende dalla condizione fisica, dal tempo a disposizione e dalla voglia di camminare in solitaria o sotto la guida di un accompagnatore.
Da Genna Silana (Urzulei): il sentiero più diretto
Il sentiero ufficiale Forestas B-505 da Genna Silana è il più frequentato. Si parte dal valico a 1.017 metri sulla SS125 fra Dorgali e Baunei, in territorio di Urzulei, e si scende con un dislivello negativo di oltre 600 metri lungo 4,2 chilometri di tracciato. Il tempo medio è di un’ora e mezza all’andata, ma il ritorno in salita ne richiede il doppio: la difficoltà è classificata E (Escursionistica medio-alta).
Il fondo è roccioso e spesso scivoloso, i bastoncini sono consigliati. Lungo la discesa il bosco di lecci, corbezzoli e felci si apre più volte su scorci della valle del Flumineddu, fino al greto e all’imbocco della gola. Il punto di partenza è facilmente individuabile: poco prima del valico, al km 183 della SS125, si trova l’area di sosta “Su Cugiddeddu” e una stazione informativa. Dal posteggio si scende seguendo i segnavia bianco-rossi, attraversando una scaletta di pietra e poi un sentiero a tornanti che porta in fondo alla valle in circa novanta minuti, a seconda del passo.
Da Sa Barva, ponte sul Flumineddu (Dorgali): la via più facile
Da Dorgali si imbocca la valle di Oddoene e si raggiunge in auto la località di Sa Barva (chiamata anche S’Abba Arva), a circa 14 chilometri dal paese. Da qui un sentiero pianeggiante segue il letto del Rio Flumineddu per circa 6 chilometri all’andata, fino all’ingresso della forra. Andata e ritorno richiedono in totale 4-5 ore di cammino, con dislivelli minimi: è la via più adatta a famiglie ed escursionisti meno allenati.
Il tracciato è parte del Sentiero Italia (tappa Z13 Dorgali – Sa Barva, gestita da Forestas e CAI). Il guado del fiume può essere problematico dopo le piogge autunnali e primaverili: in caso di portata alta è prudente rinunciare. La strada per Sa Barva è sterrata negli ultimi chilometri e in estate richiede un parcheggio a pagamento, organizzato dal Comune di Dorgali per la regolazione dei flussi. Il ponte in pietra di Sa Barva, da cui prende il nome l’imbocco, è un punto di riferimento riconoscibile: da lì il sentiero costeggia il fiume sulla destra orografica, alternando ghiaia e tratti d’ombra sotto i salici.
Da Sedda ar Baccas (Urzulei): la traversata sud
Il sentiero B-502 da Sedda ar Baccas è il terzo accesso, il più lungo e selvaggio. Si parte dall’altopiano del Supramonte meridionale di Urzulei e si scende fino a Sa Giuntura, la confluenza dei rii Titione, Flumineddu e Orbisi, per poi risalire il letto del fiume fino alla gola. Sono circa 12 chilometri di percorso (sola andata) e 200 metri di dislivello, con una durata di tre ore solo in discesa.
Il tracciato attraversa stazzi di pastori, doline e un piccolo lago superato con cavi d’acciaio. È classificato come escursionismo per esperti: si raccomanda un accompagnatore di media montagna, soprattutto fuori stagione e dopo le piogge. La strada di accesso parte dalla SS125, sale al passo di Genna Cruxi e prosegue su asfalto e poi sterrato attraverso l’altopiano di Pranu Campu Oddeu, oltre Campo Bargios, fino allo spiazzo davanti agli ovili di Sedda ar Baccas. È una via apprezzata da chi vuole vedere il canyon nella sua dimensione più solitaria, lontano dal flusso del Genna Silana, ed è anche la porta d’ingresso per le traversate del Selvaggio Blu interno e per la confluenza fluviale di Sa Giuntura.
Biglietto, orari e regolamento del consorzio
L’ingresso alla gola è regolato. La concessione è in capo a Chìntula S.n.c., con sede a Urzulei, che gestisce un Campo Base sulla SS125 al km 190,500 e una biglietteria all’imbocco basso della forra. L’accesso è consentito ogni giorno dalle 10.00 alle 14.45, con uscita obbligatoria entro le 15.30. Il ticket d’ingresso è di 6 euro per gli adulti e 4 euro per bambini fra 6 e 17 anni; chi sceglie di entrare in autonomia paga comunque la quota di accesso.
La stagione 2026 è prossima all’apertura. È una riserva naturale di fatto — l’area rientra nella Rete Natura 2000 e il piano di gestione è stato approvato con decreto regionale del 28 febbraio 2008 — quindi sono vietati la raccolta di campioni, l’accensione di fuochi e i bivacchi. Si raccomanda di verificare orari e condizioni di accesso aggiornati sui canali ufficiali del concessionario prima di partire, soprattutto in apertura e chiusura di stagione.
Quando andare e cosa portare
Il periodo migliore per percorrere i sentieri di Gorroppu va da metà aprile a inizio novembre, con i mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre considerati ideali. Luglio e agosto sono molto caldi e i tratti esposti della discesa da Genna Silana possono superare i 35 gradi: la partenza va anticipata alle prime ore del mattino. In inverno la gola è generalmente impraticabile per portata d’acqua e ghiaccio.
La dotazione minima comprende scarponi da trekking con suola scolpita, cappello, almeno 1,5 litri d’acqua a testa (lungo i sentieri non ci sono fonti potabili), barrette energetiche e una giacca leggera anche in estate. Per la traversata sud serve abbigliamento tecnico, casco e l’accompagnamento di una guida abilitata. Vale la pena ricordare che la copertura del segnale telefonico nella valle è discontinua: chi parte in autonomia deve comunicare il percorso a una persona di riferimento e calcolare con larghezza i tempi di rientro, perché il buio sotto le pareti arriva con ore di anticipo rispetto agli orari della costa.
Il Supramonte intorno alla gola
Gorroppu non è un’attrazione isolata. L’altopiano calcareo del Supramonte conserva alcune fra le grotte più profonde d’Italia, fra cui Su Sterru nell’altopiano del Golgo, e nasconde luoghi che vale la pena combinare con la visita alla gola. La Valle di Lanaitto sul versante di Oliena è un’altra porta d’ingresso al Supramonte, con il villaggio nuragico di Tiscali nascosto in una dolina e le sorgenti di Su Gologone.
Per chi viene dall’Ogliastra, Ilbono e altri borghi del comprensorio offrono basi logistiche meno turistiche, lontane dalla costa e a un’ora di auto dagli accessi sud al canyon.
Da sapere prima di partire
Gola di Gorroppu è davvero il canyon più profondo d’Europa?
No. È il canyon più profondo d’Italia, con pareti oltre i 500 metri, ed è considerato uno dei più profondi d’Europa. In profondità assoluta è superato dal Canyon del Tara in Montenegro (1.300 m), dalla Gola di Vikos in Grecia (900 m) e dalle Gole del Verdon in Francia (700 m).
Serve la prenotazione per entrare?
Per il singolo ticket d’ingresso non è obbligatoria, si paga in biglietteria all’imbocco della gola. Per le escursioni guidate, i tour in 4×4 e le uscite in canyoning gestite dal concessionario Chìntula è invece richiesta la prenotazione anticipata.
Quanto costa il biglietto?
L’accesso costa 6 euro per gli adulti (oltre i 18 anni) e 4 euro per i bambini fra 6 e 17 anni. La biglietteria è aperta dalle 10.00 alle 14.45, con uscita obbligatoria entro le 15.30.
Qual è il sentiero più facile?
Il percorso da Sa Barva (S’Abba Arva), nel territorio di Dorgali, è il più dolce: 6 chilometri di andata su fondo prevalentemente pianeggiante lungo il Rio Flumineddu, adatto anche ai bambini.
Quale codice di tutela protegge la gola?
L’area rientra nella ZSC Natura 2000 ITB022212 “Supramonte di Oliena, Orgosolo e Urzulei – Su Sercone”, 23.474 ettari designati Sito di Importanza Comunitaria dal 1995 e ZSC dal 2017. Il piano di gestione è stato approvato con decreto regionale n. 6 del 28 febbraio 2008.
Il sentiero da Genna Silana è adatto a tutti?
No. È classificato di difficoltà E (Escursionistica) con un dislivello negativo di oltre 600 metri in 4,2 km: la discesa è gestibile per chi ha un buon allenamento, ma il ritorno in salita richiede gambe e fiato. Sconsigliato in caso di pioggia per il rischio di rocce scivolose.