Orune è un comune di circa 2.029 abitanti situato nella provincia di Nuoro, nell’entroterra barbaricino della Sardegna. Il paese, chiamato Orùne o Urùne in sardo, si trova a 800 metri sul livello del mare raggiunti dal rione Cuccuru ‘e Teti, apparendo come un balcone affacciato alla vallata del rio Isalle da dove si può ammirare un panorama eccezionale che spazia dal Massiccio del Mont’Albo al mare della Baronia di Orosei, dalla catena del Gennargentu nella Barbagia di Ollolai fino ai Monti del Marghine.
Dalla cima di Cucumache, 909 metri di altezza (che etimologicamente significa “punto di Guerra” per la sua vastità di vedute), si può allargare la vista fino alla lontana Gallura, il Logudoro e alle più vicine regioni del Monte Acuto e del Goceano. Questa posizione privilegiata ha fatto di Orune un punto di osservazione strategico nel corso dei secoli.
Il vasto territorio comunale si estende per 128 km quadrati (di cui 64 di proprietà comunale e i restanti di privati) ed è caratterizzato da splendidi boschi di quercia da sughero, leccio e roverella. Dal punto di vista altimetrico, il territorio è compreso tra i 99 metri della valle di Isàlle e i 914 metri di Cùccuru ‘e su piràstru, offrendo una varietà di ambienti naturali e paesaggi mozzafiato.
Dalle origini preistoriche all’epoca nuragica
Il territorio di Orune è abitato fin dall’epoca prenuragica, come testimoniano le numerose domus de janas presenti nell’area, tombe scavate nella roccia che raccontano i rituali funerari delle popolazioni neolitiche. Questi monumenti dimostrano che già nel III millennio a.C. le vallate e le alture di Orune ospitavano comunità organizzate.
L’epoca nuragica ha lasciato tracce ancora più evidenti con la presenza di tombe dei giganti, nuraghi e pozzi sacri. Tra questi spiccano siti di straordinaria importanza archeologica che hanno restituito numerosi reperti, testimoniando la ricchezza e la complessità della civiltà nuragica in questa zona della Sardegna.
I principali siti archeologici e luoghi d’interesse
- Su Tempiesu – fonte sacra nuragica in località Sa costa ‘e sa binza
- Dolmen di Istithi – monumento megalitico preistorico
- Dolmen Su Urreddu o Erthola – struttura funeraria dell’età del bronzo
- Il Vicus di Sant’Efis – insediamento romano imperiale
- Chiesa di Santa Maria Maggiore – tempio neoclassico con tempere di Antonio Caboni
- S’Untana Manna – fonte monumentale del 1899
- Casa Murgia – complesso monumentale
La fonte sacra di Su Tempiesu, situata in località Sa costa ‘e sa binza, rappresenta uno dei santuari nuragici più importanti della Sardegna. Questo pozzo sacro, dedicato al culto delle acque, conserva una struttura architettonica raffinata che testimonia le conoscenze tecniche e le pratiche religiose delle popolazioni nuragiche.
Di epoca romana imperiale è il Vicus di Sant’Efis, dove sono stati rinvenuti monete, utensili e un preziosissimo calice di vetro lavorato raffigurante gli Apostoli e Gesù che consegna il rotolo delle leggi a San Paolo, reperto di eccezionale valore storico e artistico.
Dal Giudicato di Torres alla Contea del Goceano
In epoca medievale Orune appartenne al Giudicato di Torres e fece parte della curatoria del Goceano e della diocesi di Castro. Questa appartenenza al Goceano, pur essendo Orune geograficamente collocata in Barbagia, ha segnato profondamente l’identità linguistica e culturale del paese, come testimonia la parlata locale.
Alla caduta del Giudicato di Torres nel 1259, Orune entrò a far parte del Giudicato di Arborea, sotto il quale dal 1339 fece parte della contea del Goceano. All’estinzione del casato giudicale arborense, il paese passò al Marchesato di Oristano, continuando a far parte di questo sistema amministrativo fino alla definitiva sconfitta del marchese Leonardo Alagon.
| Periodo | Amministrazione | Appartenenza territoriale |
| Epoca medievale | Giudicato di Torres | Curatoria del Goceano, diocesi di Castro |
| Dal 1259 | Giudicato di Arborea | Curatoria del Goceano |
| Dal 1339 | Contea del Goceano | Parte del Giudicato di Arborea |
| Fino al 1478 | Marchesato di Oristano | Contea del Goceano |
| Dal 1478 | Dominio aragonese | Feudo regio |
| Dal 1839 | Regno Sabaudo | Comune autonomo |
Alla definitiva sconfitta del marchesato nel 1478, tutta la contea del Goceano passò sotto il dominio aragonese, dove divenne un feudo regio, cioè amministrato direttamente dalla corona e non da signori feudali privati. Fu riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.
Proprio per questa lunga appartenenza al Goceano, alcuni studiosi sostengono che Orune sia l’ultimo centro di questa regione storica. A vantaggio di questa ipotesi viene la parlata orunese, che ha molte affinità con il sardo logudorese parlato in quelle zone, con desinenze che finiscono in -di, -da, -de.
La faida con Bitti e le paci di San Giovanni
Nella seconda metà dell’Ottocento Orune fu protagonista di una violenta faida con il comune vicino di Bitti, episodio drammatico che segnò profondamente le due comunità. Queste faide barbaricine, legate al codice dell’onore pastorale e alle dinamiche delle società agro-pastorali, erano fenomeni ricorrenti nell’interno della Sardegna.
La faida si concluse ufficialmente con le “Paci di San Giovanni”, grazie all’impegno delle amministrazioni locali e delle istituzioni religiose che riuscirono a mediare tra le famiglie coinvolte. Tra i firmatari e promotori di questa pace spicca la presenza di Pietro Monni-Serra, figura importante nella storia locale.
Questo episodio è emblematico delle dinamiche sociali della Barbagia, dove il sistema tradizionale di norme e consuetudini legate all’onore è stato oggetto di studio anche da parte del giurista Antonio Pigliaru nel saggio “La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico” (1959).
La Chiesa di Santa Maria Maggiore e il patrimonio religioso
La chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Maria Maggiore, chiamata comunemente Nostra Segnora de sa Nivada o Santa Maria Bella. Il tempio attuale venne costruito tra il 1847 e il 1855 su iniziativa del rettore Francesco Angelo Satta Musio, e arricchito nei cinque anni successivi dalle tempere murali del pittore cagliaritano Antonio Caboni che ne fanno una delle chiese neoclassiche più interessanti della Sardegna.
Delle 16 chiese presenti nella ricostituzione della diocesi di Galtellì-Nuoro del 1779, restano in piedi quella della Vergine dell’Altura (comunemente detta di Santa Caterina d’Alessandria), riedificata tre volte, l’ultima nel 1860 e restaurata nel 2018, e la Vergine della Difesa (comunemente detta della Consolata).
Nel Salto di Orune rimangono i ruderi di antiche chiese: Santa Lulla (Eulalia) parrocchia del paese scomparso di Dilissorre, e Santu Pred’Anzelu (San Pietro Martire) parrocchia del paese distrutto di Gulinneri, entrambi appartenuti alla vecchia sede diocesana di Galtellì. Ruderi in località Sant’Efis mostrano i resti dell’antica chiesa di Sant’Efisio.
L’architettura civile include S’Untana Manna (la fonte grande) del 1899, con la gradinata in granito che conduce alla piazza Remigio Gattu, dove si affaccia il palazzo comunale del 1884 e il complesso monumentale di Casa Murgia.
La parlata orunese: variante arcaica del logudorese
La parlata orunese è una tra le più conservative della lingua sarda, catalogabile come variante arcaica del sardo logudorese (nuorese). Ha la particolarità della s sorda unica in Sardegna, uguale alla parlata castigliana, caratteristica fonetica che la rende immediatamente riconoscibile e la distingue dalle altre varianti sarde.
Questa peculiarità linguistica, insieme alle desinenze in -di, -da, -de tipiche del Goceano, conferma il legame storico di Orune con quella regione, nonostante la collocazione geografica in Barbagia. La conservatività della parlata testimonia l’isolamento relativo del paese e la fedeltà alle tradizioni linguistiche antiche.
Orune nella letteratura
Il paese compare in diverse opere della letteratura italiana e sarda, soprattutto in relazione alla narrativa ambientata in Barbagia. Tra le opere più note figura “Colombi e sparvieri” di Grazia Deledda, romanzo ispirato a un fatto di cronaca realmente avvenuto a Orune nel XIX secolo.
Orune è inoltre descritto da Carlo Levi nel libro “Tutto il miele è finito”, dedicato alla Sardegna del secondo dopoguerra. Il paese ricorre anche in diversi romanzi dello scrittore orunese Bachisio Zizi, che ne ha fatto uno degli scenari principali della propria produzione narrativa.
Oggi il sacerdote e scrittore orunese Francesco Mariani è il direttore del settimanale diocesano L’Ortobene, continuando la tradizione letteraria del paese.
Il canto a tenore Patrimonio Unesco
Orune è uno dei centri in cui è più viva la tradizione del canto a tenore o Cuncordu, forma canora dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Questa antica forma di canto polifonico a quattro voci rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura barbaricina.
Famosi in tutta l’isola sono stati il “Tenore Santa Lulla” e il “Tenore Folk Studio” (noto come “Su tenore ‘e Vittorièdda”), nel quale cantava come “contra” Vittorio Montesu, da molti appassionati considerato “sa menzus contra ‘e su munnu” (la miglior “contra” della Sardegna e quindi del mondo).
Di più recente formazione sono il “Tenore S’Arborìnu”, il “Tenore Nunnale” e il “Tenore Santu Sidore”, impeccabili nell’esecuzione canora e custodi di questa tradizione millenaria che si tramanda oralmente di generazione in generazione.
Feste e tradizioni
Le feste più importanti riflettono la profonda devozione religiosa della comunità: Nostra Segnora de su Cramminu (Beata Vergine del Monte Carmelo) l’ultima domenica di agosto, Nostra Segnora ‘e su Cossòlu (Beata Vergine della Consolazione) il primo lunedì di agosto, Santu Biàssu Duttòre (San Biagio) il 3 febbraio.
Sant’Antoni ‘e su Ocu (Sant’Antonio Abate) si festeggia il 16-17 gennaio con i tradizionali falò, mentre Santu Sidore (Sant’Isidoro Agricoltore) viene celebrato la seconda o terza domenica di maggio. La Vergine dell’Altura si festeggia il 12 settembre.
Da segnalare la rassegna Autunno in Barbagia che chiude il circuito delle Cortes Apertas proprio a Orune nel terzo fine settimana di dicembre, quando il paese apre le sue case, cantine e laboratori ai visitatori.
Quando visitare e dove soggiornare
La primavera e l’autunno sono i periodi ideali per visitare Orune, con temperature gradevoli per escursioni ai siti archeologici. L’estate offre le feste tradizionali, mentre dicembre permette di partecipare ad Autunno in Barbagia.
L’offerta ricettiva include bed & breakfast e agriturismi dove gustare cucina barbaricina autentica: porceddu, formaggi pecorini, pane carasau, culurgiones. La posizione panoramica e la ricchezza culturale rendono Orune una meta ideale per chi cerca la Sardegna più autentica.
FAQ
Concludiamo la nostra guida con una serie di domande e risposte legate a questo meraviglioso paese sardo.
Perché Orune appartiene linguisticamente al Goceano?
Storicamente Orune fece parte della curatoria del Goceano nel Giudicato di Torres e poi nella contea del Goceano fino al 1839. La parlata conserva desinenze in -di, -da, -de tipiche del logudorese del Goceano e la s sorda castigliana. Alcuni studiosi considerano Orune “l’ultimo centro del Goceano” proprio per questi legami linguistici e storici.
Cosa è su tempiesu?
È una fonte sacra nuragica situata in località Sa costa ‘e sa binza, uno dei santuari nuragici più importanti della Sardegna dedicati al culto delle acque. La struttura architettonica raffinata testimonia le conoscenze tecniche e le pratiche religiose della civiltà nuragica. Il sito ha restituito numerosi reperti archeologici di grande valore.
Cosa sono le paci di San Giovanni?
Furono le paci firmate nella seconda metà dell’Ottocento che conclusero una violenta faida tra Orune e Bitti. L’accordo fu raggiunto grazie all’impegno delle amministrazioni locali e delle istituzioni religiose. Tra i promotori spicca Pietro Monni-Serra. Le paci rappresentano un esempio di mediazione riuscita nel contesto delle faide barbaricine.
Il canto a tenore è ancora vivo a orune?
Assolutamente sì. Orune è uno dei centri dove la tradizione del canto a tenore (Patrimonio UNESCO) è più viva. Attualmente sono attivi il Tenore S’Arborìnu, il Tenore Nunnale e il Tenore Santu Sidore. Il paese ha una lunga tradizione con il Tenore Santa Lulla e il leggendario Tenore Folk Studio di Vittorièdda.
Quando si svolge autunno in Barbagia a Orune?
La manifestazione Cortes Apertas di Orune chiude il circuito regionale di Autunno in Barbagia nel terzo fine settimana di dicembre. Durante l’evento il paese apre case, cantine, laboratori artigianali ai visitatori, offrendo degustazioni di prodotti tipici, dimostrazioni di mestieri tradizionali e un’immersione autentica nella cultura barbaricina.