Alle prime luci del 1° maggio Cagliari trattiene il fiato. Il cocchio dorato esce dalla chiesetta di Stampace, i buoi imbandierati piegano la testa, le launeddas attaccano la prima nota lunga. In via Roma migliaia di petali di rosa coprono la pietra grigia per la ramadura, l’omaggio floreale che la città stende sotto le ruote del santo.
La festa di Sant’Efisio a Cagliari è un voto che non si interrompe da quasi quattro secoli. Quest’anno tocca la 370ª edizione: dal 1° al 4 maggio il simulacro lascia il quartiere di Stampace, attraversa cinque comuni del Sud Sardegna e raggiunge il luogo del martirio sulla spiaggia di Nora. È la processione religiosa ininterrotta più antica d’Italia e una delle più grandi del Mediterraneo.
Il voto della peste, una promessa che non si è mai sciolta
Tra il 1652 e il 1656 un’ondata di peste devasta Cagliari. Si stima che la città perda oltre diecimila abitanti, quasi la metà della popolazione. Nel luglio 1652 il Consiglio civico fa voto pubblico al martire Efisio: se la pestilenza si fermerà, la città lo onorerà ogni anno con una processione fino a Nora, dove il santo era stato decapitato attorno al 303 d.C.
L’epidemia rallenta nell’autunno del 1656. Il voto viene rinnovato e formalizzato come patto perpetuo. Da quel momento la processione non si è mai fermata: né durante i bombardamenti del 1943, né nelle pandemie più recenti.
Il rito è gestito ancora oggi dall’Arciconfraternita del Gonfalone di Sant’Efisio, con sede nella chiesetta di Stampace, in coordinamento con il Comune di Cagliari, l’Arcidiocesi e i comuni del percorso (Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula).
Una candidatura UNESCO partita nel 2014
Il rito di scioglimento del voto è candidato dal 2014 all’iscrizione nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Il dossier è coordinato dal Comune di Cagliari ed è stato costruito con un protocollo di salvaguardia che coinvolge l’Arcidiocesi, l’Arciconfraternita e tutti i comuni attraversati dalla processione. Il riconoscimento, se arriverà, certificherà ufficialmente quello che gli abitanti dell’isola sanno da generazioni: la festa è un patrimonio vivente, non una rievocazione.
Cocchio, simulacro e cinque tappe in quattro giorni
Il cocchio dorato che porta il simulacro non vede il pubblico per quasi tutto l’anno: viene custodito in una stanza adiacente alla chiesa di Stampace e introdotto nel tempio il 25 aprile. Il 29 aprile il simulacro viene vestito a festa, il 30 riceve i gioielli d’oro offerti come ex voto. Il 1° maggio, dopo la messa solenne, il santo viene affidato all’Alter Nos, il delegato del Sindaco che rappresenta la città civile per i quattro giorni della festa: parte la processione.
Il percorso completo è di circa 65 chilometri tra andata e ritorno, percorsi a piedi.
- 1° maggio (mattina-pomeriggio): uscita da Stampace, via Roma, ramadura, transito da Giorgino, Maddalena Spiaggia, Su Loi, Villa d’Orri. Sosta notturna a Sarroch, nella chiesa di Santa Vittoria.
- 2 maggio: ripartenza verso Villa San Pietro, arrivo a Pula nel primo pomeriggio.
- 3 maggio: trasferimento alle rovine romane di Nora e processione lungo la spiaggia, davanti alla chiesetta che segna il luogo del martirio.
- 4 maggio: rientro lungo lo stesso tragitto, fino al rientro del cocchio nella chiesa di Stampace, previsto entro la mezzanotte.
A Giorgino il simulacro cambia abito: lascia i paramenti di gala per quelli più sobri della campagna, segno del passaggio dalla città cerimoniale al pellegrinaggio rurale.
I costumi: 5.500 figuranti dai paesi di tutta la Sardegna
La processione del 1° maggio si apre con i Carabinieri a cavallo, seguiti dalle traccas: i carri agricoli decorati con tappeti, fiori e oggetti della casa, trainati da buoi e un tempo abitati come case mobili durante i raccolti. Dietro sfilano circa 5.500 figuranti in costume tradizionale, distribuiti per paese di provenienza. Aprono i gruppi dei cinque comuni del percorso, poi le altre comunità raggruppate per regione storica: Campidano, Trexenta, Marmilla, Ogliastra, Barbagia, Logudoro, Gallura.
I costumi non sono ricostruzioni: sono pezzi familiari, ricamati a mano, spesso con fili d’oro e d’argento, tramandati per generazioni. Le donne campidanesi portano la mucadora di seta, gli abiti di Desulo accendono di rosso il corteo, le acconciature di Quartu Sant’Elena pesano chili tra spille e ori filigranati.
I cavalieri del Campidano e i miliziani
Dopo i gruppi folk passano circa 170 cavalieri, divisi in tre formazioni. I Campidanesi indossano berrita nera, gilet ricamato e fucile a tracolla; cavalcano con coccarde e nastri di seta colorata. I Miliziani, in uniforme sei-settecentesca, sono organizzati in quattro plotoni che rappresentano i quattro quartieri storici di Cagliari: Stampace, Castello, Marina, Villanova. La Guardiania, infine, scorta direttamente il cocchio.
I goccius — i canti devozionali in lingua sarda — accompagnano il passaggio del santo, mentre le launeddas, l’antichissimo strumento a tre canne dell’isola, segnano il ritmo del pellegrinaggio.
Quando arrivare a Cagliari e cosa cambia in città
Il momento più affollato è la mattina del 1° maggio sulla via Roma, dove il cocchio sosta davanti al Palazzo Civico per ricevere l’omaggio delle autorità. Le strade del centro e l’asse via Roma–largo Carlo Felice vengono chiuse al traffico per più ore: chi arriva in auto deve usare i parcheggi di scambio e raggiungere il centro a piedi o con i mezzi pubblici, in base alle ordinanze diffuse dal Comune di Cagliari nei giorni precedenti.
Per la 370ª edizione il Comune ha allestito cinque tribune lungo via Roma e in piazza Matteotti, con biglietti tra i 20 e i 35 euro e una tribuna gratuita riservata a persone con disabilità motoria. I posti totali sono 1.612 e una quota è a tariffa ridotta per under 26 e bambini.
Il rientro del 4 maggio, in serata, è il momento più intimo: la folla è meno turistica, il cocchio rientra a lume di torcia e in piazza Sant’Efisio la chiesetta torna ad accogliere il simulacro fino all’anno successivo.
Cosa vedere oltre la processione
Restando in città, la stessa via Roma è il fronte mare cerimoniale di Cagliari: vale una sosta a Palazzo Vivanet, dietro le tribune principali, e a Palazzo Boyl per chi vuole leggere lo skyline neoclassico oltre la festa. A pochi passi, la Chiesa di San Sepolcro racconta un’altra Cagliari devozionale, fuori dai riflettori del 1° maggio.
Per chi segue il santo verso sud, la sosta naturale è Pula: la Chiesa di San Giovanni Battista è una delle tappe del corteo. A Nora, dove la processione si conclude, la Torre del Coltellazzo domina il sito archeologico romano: arrivare lì il 3 maggio significa vedere il simulacro avanzare tra le rovine, sullo sfondo del mare.
Da sapere prima di partire
Quando si svolge esattamente la festa di Sant’Efisio nel 2026?
Dal 1° al 4 maggio 2026. La processione di andata parte la mattina del 1° maggio dalla chiesa di Stampace; il rientro a Cagliari è la sera del 4 maggio.
In che anno è iniziata la processione?
Il voto è del 1652, rinnovato nel 1656. La prima processione di scioglimento è del 1657: da allora il rito non si è mai interrotto, nemmeno durante la Seconda guerra mondiale e le pandemie recenti.
La festa di Sant’Efisio è patrimonio UNESCO?
Non ancora. Il “Rito di scioglimento del voto e festa di Sant’Efisio” è candidato dal 2014 alla Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale UNESCO. La candidatura è coordinata dal Comune di Cagliari con Arcidiocesi, Arciconfraternita e i comuni del percorso.
Quanto è lungo il percorso completo?
Circa 65 chilometri tra Cagliari e Nora, andata e ritorno, distribuiti in quattro giorni e percorsi a piedi.
Chi organizza la processione?
L’Arciconfraternita del Gonfalone di Sant’Efisio, con sede nella chiesa di Stampace, in coordinamento con il Comune di Cagliari, l’Arcidiocesi e i comuni di Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro e Pula.
Quanto costa partecipare?
Assistere alla processione lungo via Roma o nei comuni del percorso è gratuito. Per i posti a sedere nelle cinque tribune di Cagliari il Comune ha fissato per il 2026 prezzi tra 20 e 35 euro, con riduzioni per under 26 e accesso gratuito per persone con disabilità motoria. La tribuna 5 (50 posti) è gratuita.
Dove vedere meglio la processione il 1° maggio?
Le tribune ufficiali sono in via Roma e piazza Matteotti. Per chi non ha biglietto, i punti più suggestivi sono l’uscita dalla chiesa di Stampace al mattino, il largo Carlo Felice e il tratto verso Giorgino nel pomeriggio. La sera del 4 maggio il rientro a piazza Sant’Efisio è il momento più raccolto.