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Sant’Andrea Priu, la necropoli delle domus de Janas patrimonio Unesco


A Bonorva uno dei più straordinari complessi funerari prenuragici del Mediterraneo tra tombe monumentali, arte rupestre e testimonianze millenarie


Nel territorio di Bonorva, nel cuore del Meilogu, si trova uno dei siti archeologici più affascinanti della Sardegna: la necropoli di Sant’Andrea Priu, un complesso di tombe ipogeiche che rappresenta una delle testimonianze più importanti della civiltà prenuragica. Situata a pochi chilometri dal centro abitato e nelle vicinanze della chiesa campestre di Santa Lucia, la necropoli si sviluppa lungo un imponente affioramento di trachite alto circa dieci metri e lungo 180.

Il sito comprende venti domus de Janas, le celebri “case delle fate” scavate nella roccia tra il IV e il III millennio a.C. Le sepolture furono realizzate durante il Neolitico finale e l’Eneolitico e riproducono fedelmente gli elementi architettonici delle abitazioni dell’epoca. L’obiettivo era offrire ai defunti una dimora eterna che richiamasse l’ambiente domestico vissuto in vita.

A conferma della sua eccezionale importanza storica e culturale, dal 2025 la necropoli di Sant’Andrea Priu è entrata a far parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, insieme ad altre sedici necropoli prenuragiche della Sardegna.

Tra le tombe più spettacolari spicca la celebre Tomba del Capo, considerata una delle più grandi sepolture ipogeiche dell’intero Mediterraneo. Con una superficie di circa 250 metri quadrati e ben 18 ambienti, si sviluppa come un vero e proprio labirinto scavato nella roccia. L’accesso avviene attraverso un atrio che conduce a un’ampia anticella semicircolare dalla quale si diramano numerose camere secondarie dotate di nicchie e banconi scolpiti.

Di grande interesse è anche la Tomba a Capanna, caratterizzata da una struttura circolare preceduta da un vano rettangolare. Al suo interno sono presenti numerose coppelle votive incise nel pavimento, mentre il soffitto conserva una decorazione unica: una raggiera di solchi scolpiti nella roccia che riproduce le travature lignee delle antiche capanne eneolitiche.

La Tomba a Camera offre invece una fedele rappresentazione delle abitazioni preistoriche. L’ambiente principale introduce a una sala sostenuta da due pilastri, con un soffitto modellato per imitare un tetto a doppio spiovente. Questi dettagli architettonici testimoniano l’elevato livello artistico e simbolico raggiunto dalle comunità che realizzarono il complesso funerario.

Numerose altre sepolture custodiscono elementi rituali e simbolici. In una delle tombe minori è stato individuato un particolare focolare scolpito nel pavimento e circondato da un anello in rilievo, segno dell’importanza attribuita ai riti legati al culto dei defunti.

Sopra il costone roccioso che ospita la necropoli si innalza una suggestiva formazione naturale conosciuta come “Il Campanile”. La sua forma particolare le ha valso anche il nome di “Toro Sacro”, poiché per lungo tempo si è ipotizzato che si trattasse di una gigantesca scultura realizzata dall’uomo. In realtà si tratta di un monolito di trachite modellato nel corso dei millenni dagli agenti atmosferici.

La storia di Sant’Andrea Priu non si è fermata all’età prenuragica. Il sito venne infatti riutilizzato in epoca successiva, soprattutto durante il periodo romano e bizantino. La Tomba del Capo fu trasformata in una chiesa rupestre, probabilmente una delle più antiche della Sardegna. Le pareti furono intonacate e decorate con affreschi raffiguranti episodi del Nuovo Testamento, alcuni dei quali sono ancora visibili.

Fu proprio questa trasformazione religiosa a dare origine al nome attuale del complesso. La chiesa venne infatti dedicata a Sant’Andrea, mantenendo viva nei secoli la memoria di un luogo che continua a raccontare oltre cinquemila anni di storia.

Oggi la necropoli di Sant’Andrea Priu rappresenta una tappa fondamentale per chi desidera scoprire le radici più antiche della Sardegna, tra archeologia, spiritualità e paesaggi che custodiscono uno dei patrimoni culturali più preziosi del Mediterraneo.

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