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Pan di Zucchero e Masua: il faraglione delle ex miniere dell’Iglesiente

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A maggio, quando il vento di maestrale spazza la costa di Masua, il primo fotogramma è sempre lo stesso: una sagoma bianca alta come un palazzo di quaranta piani che esce dal mare a trecento metri dalla riva, illuminata di traverso dal sole del pomeriggio. Sotto, un mare turchese che cambia di colpo dal blu al verde acquamarina sui banchi di sabbia chiara. Sopra, il silenzio dei cantieri minerari abbandonati.

Pan di Zucchero a Masua è il monolito calcareo più conosciuto del sud-ovest sardo: un faraglione di 133 metri al largo della costa di Iglesias, simbolo dell’Iglesiente e cuore visivo di un paesaggio dove il patrimonio minerario dialoga con la geologia più antica dell’isola. La spiaggia ai suoi piedi e la galleria a strapiombo di Porto Flavia, scavata nella roccia un secolo fa, rendono questo tratto di costa una delle tappe meno banali della Sardegna sud-occidentale.

Il faraglione più alto del Mediterraneo

Pan di Zucchero è il faraglione più alto del Mediterraneo: 133 metri di calcare ceroide cambrico, 3,72 ettari di superficie, una forma massiccia e arrotondata che sembra il dorso di una balena pietrificata. Il nome originario sardo è Concali su Terràinu, ma già nel XVIII secolo è stato sostituito dal richiamo al Pão de Açúcar di Rio de Janeiro, di cui ricalca la silhouette.

Insieme allo scoglio principale, due faraglioni minori chiamati s’Agusteri e un terzo detto Il Morto, più meridionale, completano il monumento. Sono tutti modellati sulla stessa pietra, un calcare quasi puro a tratti bianco, a tratti azzurrino, scavato dall’erosione marina che li ha staccati dalla terraferma.

Il complesso è tutelato come Monumento naturale dal Decreto dell’Assessorato regionale Difesa dell’Ambiente n. 706 del 29 aprile 1993. Il numero esatto e il riferimento normativo sono nel box finale.

Porto Flavia: il porto scavato nella falesia

A pochi passi dal belvedere di Masua si entra in una delle opere più singolari dell’archeologia industriale italiana. Porto Flavia è una galleria mineraria scavata nella falesia che si affaccia direttamente sul Pan di Zucchero. La progettò nel 1923-24 l’ingegnere veneto Cesare Vecelli per conto della società belga Vieille Montagne, e la dedicò alla figlia Flavia.

L’idea era radicale per l’epoca. Invece di trasportare il minerale con piccole imbarcazioni fino a Carloforte, Vecelli fece scavare due gallerie sovrapposte lunghe seicento metri ciascuna, collegate da nove silos verticali capaci di mille tonnellate l’uno. Nella galleria superiore un trenino elettrico scaricava il minerale per gravità nei silos; in quella inferiore un nastro trasportatore estensibile, lungo sedici metri, riempiva direttamente le navi attraccate sotto la falesia. Il sistema abbatté i costi di carico fino al settanta per cento e ripagò l’investimento in meno di due anni.

Oggi Porto Flavia si visita solo con guida. La biglietteria e le prenotazioni sono gestite dall’ufficio turistico del Comune di Iglesias: ingresso intero 10 euro, ridotto 6,50 euro per bambini 6-12 anni e over 65, scuole 6,50 euro, gruppi sopra le venti persone 8 euro. La visita guidata dura circa un’ora e percorre la galleria superiore fino al terrazzo affacciato sul mare, da dove il Pan di Zucchero si vede frontalmente da una quota di una ottantina di metri sull’acqua. Si consiglia di prenotare con anticipo nei mesi estivi e di indossare scarpe chiuse.

La spiaggia di Masua: sabbia ambrata e mare basso

Sotto il borgo, un’insenatura di sabbia fine a mezzaluna chiude il colpo d’occhio del faraglione. La Costa di Masua e le sue spiagge sono il punto di vista più frequentato: la spiaggia di Masua, detta anche Portu Cauli, è un arco di sabbia ambrata e dorata, racchiuso tra rocce a entrambe le estremità, con fondale basso e acqua trasparente che digrada lentamente. È adatta alle famiglie e a chi cerca un mare placido, perché è riparata dal vento dominante.

Alle spalle della spiaggia restano i fabbricati delle vecchie miniere di Masua: residenze dei minatori, scuola, ospedale, chiesa, officine. Un paese fantasma minerario che non è ancora del tutto musealizzato, ma che si percorre liberamente lungo le strade e i sentieri che lo attraversano.

Cala Domestica e il sentiero della costa

A una decina di chilometri verso nord, ancora dentro il perimetro dell’Iglesiente ma in territorio del comune di Buggerru, si apre la Cala Domestica: una baia profonda incastonata tra due scogliere verticali, sabbia bianca-ambrata, una torre aragonese sul promontorio di sinistra e i resti di un caricatorio minerario in disuso che ricordano la stessa funzione di Porto Flavia. Fino al 1940 da qui partivano i minerali estratti nelle miniere dell’entroterra.

Tra Nebida, Masua e Cala Domestica corre il tratto più scenico del Cammino Minerario di Santa Barbara, l’itinerario escursionistico ufficiale della Sardegna sud-occidentale. La seconda tappa, Nebida-Masua, è un percorso di media difficoltà di circa 9,3 chilometri con un dislivello in salita di 460 metri, percorribile in quattro ore e mezza: attraversa la costa a strapiombo, costeggia la Laveria Lamarmora e arriva al belvedere sul Pan di Zucchero. È uno dei tratti più fotografati dell’Iglesiente: cosa vedere lungo il cammino significa, in pratica, vedere insieme paesaggio costiero, geologia cambrica e archeologia industriale.

Il Parco Geominerario, primo geoparco al mondo

Tutto questo non è un caso isolato. Masua, Nebida, Buggerru, Iglesias, Gonnesa e altri ottanta comuni fanno parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, istituito con Decreto interministeriale del 16 ottobre 2001 e riconosciuto dall’UNESCO già nel 1998 come primo geoparco al mondo, con la cosiddetta Carta di Cagliari.

Il parco copre circa 3.771 chilometri quadrati distribuiti su otto aree: Iglesiente, Sulcis, Guspinese, Sarrabus-Gerrei, Funtana Raminosa, Argentiera-Nurra, Monte Arci, Orani-Guzzurra-Sos Enattos. L’Iglesiente, con Iglesias come sede legale del consorzio, è la porzione più nota e meglio conservata dal punto di vista del patrimonio minerario di superficie. Il riconoscimento UNESCO valorizza in modo congiunto geologia, storia industriale e paesaggio, e rende questa parte di Sardegna molto più di una destinazione balneare.

Quando andare e come muoversi

Da Iglesias, Masua dista circa dodici chilometri lungo la SP83, che collega anche Nebida e Gonnesa. Si percorre tutta in macchina; non esiste un servizio regolare di trasporto pubblico stagionale frequente, e il consiglio è muoversi con auto propria.

Il momento migliore per visitare la costa è tra maggio e giugno o a settembre: le temperature sono già miti, il mare è tiepido, le visite guidate a Porto Flavia non hanno code e le spiagge sono libere. Luglio e agosto restano i mesi più affollati, soprattutto nel weekend di Ferragosto. In inverno la zona è quasi disabitata, ma il faraglione visto dal sentiero di Nebida sotto un cielo di scirocco resta uno dei panorami più suggestivi della Sardegna minore.

Per scendere alla spiaggia di Masua il parcheggio è gratuito ma piccolo; in alta stagione conviene arrivare prima delle dieci. Per Porto Flavia il punto di partenza coincide: la biglietteria è lungo la stessa strada del belvedere.

Da sapere prima di partire

Quanto è alto Pan di Zucchero?

133 metri. È il faraglione più alto del Mediterraneo. Copre una superficie di 3,72 ettari ed è composto di calcare ceroide cambrico.

Pan di Zucchero è un’area protetta?

Sì. È Monumento naturale ai sensi del Decreto dell’Assessorato Difesa Ambiente n. 706 del 29 aprile 1993. Comprende anche i faraglioni s’Agusteri e Il Morto.

Come si visita Porto Flavia?

Solo con visita guidata, prenotabile sul sito turistico del Comune di Iglesias. Durata circa un’ora. Biglietti: intero 10 euro, ridotto 6,50 euro (6-12 anni e 65+), gruppi 8 euro, scuole 6,50 euro.

Chi ha progettato Porto Flavia?

L’ingegnere veneto Cesare Vecelli (1881-1947), per conto della società mineraria belga Vieille Montagne. La galleria fu inaugurata nel 1924 e prende il nome dalla figlia Flavia.

Il Parco Geominerario della Sardegna è UNESCO?

Sì, è stato riconosciuto dall’UNESCO nel 1998 come primo Geoparco al mondo, con la Carta di Cagliari. È stato istituito formalmente con DM del 16 ottobre 2001 e copre circa 3.771 km² in otto aree, 81 comuni sardi.

Si può raggiungere Pan di Zucchero a piedi?

No, è separato dalla terraferma da circa trecento metri di mare aperto, spesso impervio. Si raggiunge solo in barca o gommone partendo da Masua. È possibile arrampicarlo solo con guide alpine specializzate.

Da Iglesias, quanto dista Masua?

Circa dodici chilometri lungo la SP83. Lo stesso percorso permette di raggiungere Nebida, dove inizia la seconda tappa del Cammino Minerario di Santa Barbara fino a Masua.

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Redazione Estate in Sardegna

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