Sul promontorio di Is Mortorius, a Quartu Sant’Elena, un nuraghe complesso domina la costa e racconta il ruolo strategico della Sardegna nell’antichità
Affacciato sul Golfo degli Angeli, il nuraghe Diana domina da una posizione privilegiata il promontorio granitico di Is Mortorius, nel territorio costiero di Quartu Sant’Elena. A circa 150 metri dal mare e a 35 metri sul livello del mare, il monumento rappresenta una delle testimonianze più significative della presenza nuragica lungo la costa meridionale della Sardegna.
La sua collocazione non sarebbe casuale. Gli studiosi ritengono infatti che il nuraghe facesse parte di un sistema di controllo delle rotte marittime, particolarmente frequentate già durante l’età del Bronzo. Dalla posizione dominante era possibile osservare un ampio tratto del Golfo degli Angeli, da Capo Carbonara verso Capo Spartivento, Capo Teulada e oltre.
Una posizione strategica sul mare
Il Diana si trova lungo la strada costiera per Villasimius, in prossimità della località Baia Azzurra-Is Mortorius. La struttura raggiunge un’altezza di circa 15 metri, anche se la parte superiore del mastio è oggi occupata da una torretta militare realizzata durante la Seconda guerra mondiale.
La torre apparteneva alla Batteria Carlo Faldi, struttura realizzata nell’ambito delle difese costiere. Gli interventi militari hanno modificato in parte l’assetto originario del monumento e contribuito alla presenza, lungo il perimetro, di numerosi materiali derivati da crolli e alterazioni della struttura.
La vocazione strategica del sito risalirebbe però a molti secoli prima. Il nuraghe avrebbe consentito di monitorare i traffici marittimi che interessavano il Golfo, compresi quelli legati ai contatti con popolazioni micenee, levantine e cipriote e, in epoche successive, puniche e romane.
Le tracce di un antico approdo
Le ricerche condotte lungo la costa di Is Mortorius hanno fornito ulteriori elementi sull’importanza del luogo. Le prospezioni subacquee effettuate dall’archeologa Patrizia Zuncheddu hanno evidenziato condizioni compatibili con la presenza di un approdo naturale, che avrebbe potuto agevolare lo sbarco e la partenza delle imbarcazioni.
Il fondale ha restituito materiale ceramico di epoca romana e non viene escluso che l’approdo possa essere stato utilizzato anche in periodi precedenti.
Il territorio di Quartu Sant’Elena conserva del resto numerose testimonianze di frequentazione antica. Accanto ai nuraghi semplici e complessi sono presenti monumenti funerari come la tomba dei Giganti di Niu ‘e Crobu e tracce riconducibili alle epoche neolitica, eneolitica, punica, romana e medievale.
La struttura del nuraghe
Il Diana è un nuraghe complesso costruito interamente in granito, con murature realizzate attraverso blocchi di grandi dimensioni disposti secondo tecniche di opera subquadrata e poligonale.
La pianta presenta un impianto plurimo, organizzato attorno a un mastio centrale a tholos e a due torri minori. Gli ambienti sono collegati da possenti cortine murarie che delineano una configurazione triangolare, all’interno della quale si apre un cortile quadrangolare.
L’ingresso è orientato verso sud-est. Il cortile interno funge da spazio di collegamento tra i diversi ambienti del complesso, compresi la tholos centrale, le torri laterali e un vano di disimpegno.
La presenza di una scala, con gradini disposti lungo il perimetro delle murature, lascia inoltre ipotizzare l’esistenza originaria di un piano superiore.
La tholos centrale
Il cuore del monumento è rappresentato dal mastio centrale, caratterizzato dalla grande tholos. Oggi l’ambiente è sovrastato dalla torretta militare realizzata durante il secondo conflitto mondiale, raggiungibile attraverso una rampa di gradini in granito aggiunta dai militari.
All’interno della tholos sono ancora visibili elementi architettonici di notevole interesse, tra cui due grandi nicchie disposte simmetricamente. Una di esse presenta alla base due blocchi poligonali che sostengono un masso di dimensioni particolarmente imponenti.
Di particolare raffinatezza è anche la finestrella triangolare collocata sopra l’arco dell’architrave dell’ingresso alla tholos, uno degli elementi che contribuiscono a rendere riconoscibile l’architettura del monumento.
Le vicende del nuraghe Diana testimoniano quindi la lunga continuità d’uso e di frequentazione di questo tratto di costa: dal sistema territoriale nuragico alle attività militari del Novecento, passando attraverso i contatti e gli scambi delle diverse popolazioni che hanno attraversato il Golfo degli Angeli.