Cultura e Tradizioni
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Corsa degli scalzi, il rito millenario di Cabras torna nel Sinis

Novecento curridoris a piedi nudi accompagnano il simulacro di Santu Srabadori lungo sette chilometri di fede, tradizione e devozione popolare tra Cabras e San Salvatore di Sinis

Un lungo corteo bianco attraversa le strade di Cabras e i sentieri della penisola del Sinis, trasformando la corsa in un momento di intensa partecipazione collettiva. È la Corsa degli scalzi, una delle manifestazioni religiose più suggestive della Sardegna, che ogni anno richiama centinaia di fedeli pronti a rinnovare il voto a Santu Srabadori, il simulacro che rappresenta Cristo nella Trasfigurazione.

All’alba del 5 settembre 2026 prenderà nuovamente forma uno degli appuntamenti più attesi dalla comunità cabrarese. Circa 900 devoti, gli “is curridoris”, indosseranno il tradizionale saio bianco stretto in vita da un cordone e correranno scalzi per accompagnare il santo dalla chiesa di Santa Maria Assunta, nel centro di Cabras, fino al villaggio di San Salvatore di Sinis.

Il percorso, lungo circa sette chilometri, viene affrontato senza fermate attraverso strade sterrate e campagne assolate. Piedi nudi sulla terra, polvere, fatica e commozione fanno parte di un’esperienza che unisce sacrificio fisico e profonda spiritualità.

La giornata prende avvio con la celebrazione della messa, seguita dalla processione lungo le vie del paese addobbate per l’occasione. Poco dopo, il gruppo dei corridori si prepara alla partenza: sui volti degli scalzi si leggono emozione, responsabilità e orgoglio per un compito considerato un vero servizio alla comunità.

Gli is curridoris sono infatti simbolicamente considerati i custodi della tradizione di Cabras, protagonisti di un rito nato secoli fa e legato a un episodio della storia locale. La devozione verso Santu Srabadori affonda le sue radici all’inizio del Seicento, quando un gruppo di pescatori e contadini del paese avrebbe salvato il simulacro dalle incursioni dei pirati saraceni.

L’atmosfera cresce con l’avvicinarsi della partenza. All’uscita da Cabras, il pubblico accompagna il “viaggio” del santo con applausi e preghiere, mentre nel borgo di San Salvatore i festeggiamenti sono già iniziati da giorni.

Il piccolo villaggio del Sinis, noto anche per essere stato utilizzato come scenario cinematografico negli anni Sessanta e Settanta per diversi film western all’italiana, si anima grazie a una festa che coinvolge residenti e visitatori. Tra le strade del borgo si diffondono i profumi della cucina tradizionale, con muggini e maialetti arrosto protagonisti delle celebrazioni.

L’attesa per l’arrivo dei corridori raggiunge il suo momento più intenso poco prima delle otto del mattino. Familiari e amici degli scalzi aspettano il ritorno della processione, mentre la tensione si accompagna ai brindisi con la vernaccia, il vino simbolo del territorio offerto ai presenti.

Poi arriva il segnale dell’avvicinamento: una lunga scia bianca emerge tra la polvere sollevata dalla corsa. Le voci degli scalzi intonano il grido “Evviva Santu Srabadori”, accompagnando l’ingresso del simulacro nel villaggio.

L’arrivo è accolto da applausi, lacrime e festeggiamenti. Il rito prosegue con la processione verso la seicentesca chiesetta di San Salvatore, accompagnata dai coggius, i canti tradizionali dedicati al santo.

La celebrazione continua anche il giorno successivo. Domenica 6 settembre, prima del tramonto, il simulacro viene riportato a Cabras attraverso un nuovo momento di partecipazione religiosa e popolare. Il rientro è accompagnato dalla musica delle launeddas, dai balli e dagli spettacoli organizzati per l’occasione.

A chiudere la festa sono i sapori del territorio, con i piatti a base di bottarga di muggine, conosciuta come l’“oro di Cabras”, simbolo della tradizione gastronomica locale.

La Corsa degli scalzi continua così a rappresentare un patrimonio di fede, identità e memoria collettiva, capace ogni anno di riunire un’intera comunità attorno a un rito tramandato da generazioni.

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