C’è un angolo di Cabras dove la storia sarda medievale affiora letteralmente dal terreno. Accanto alla Pieve di Santa Maria Assunta, sulle rive dello stagno, sopravvivono i resti di un castello che fu per secoli il cuore pulsante del Giudicato d’Arborea, residenza di giudici e giudicesse, teatro di assedi, fughe rocambolesche e grandi ambizioni politiche. Il Castello di Cabras, conosciuto anche come Castello di Casa di Regno o Mar’e Pontis, è oggi un rudere, ma un rudere che vale la pena cercare e capire, perché dietro quelle pietre c’è una delle storie più appassionanti della Sardegna medievale.
Dove si trova e come arrivarci
I resti del castello si trovano a Cabras, in provincia di Oristano, lungo Via Messina, in prossimità della Pieve di Santa Maria Assunta. La posizione è significativa: il castello sorgeva sulle rive dello stagno di Cabras, in un punto strategicamente scelto per il controllo del territorio e delle vie d’acqua circostanti. Oggi l’area è raggiungibile a piedi dal centro del paese in pochi minuti.
Cabras dista una decina di chilometri da Oristano ed è facilmente raggiungibile in auto. Chi visita la penisola del Sinis o le rovine di Tharros può inserire comodamente il castello nel proprio itinerario, dato che tutti questi siti si trovano nella stessa area geografica. È consigliabile combinare la visita ai ruderi con quella alla pieve adiacente, che sorge proprio sul terreno dove un tempo si estendevano i magazzini del castello.
Le origini: una donna alla fondazione del castello
La storia del Castello di Cabras comincia nell’XI secolo, e comincia con una figura femminile. Il castello fu costruito probabilmente per volontà di donna Nivata, o Nibata, moglie del giudice di Arborea Orzocco I de Lacon-Zori. È un dettaglio che merita attenzione: in un’epoca dominata da figure maschili, la tradizione attribuisce la fondazione di questo maniero a una donna, anticipando di qualche secolo la figura di Eleonora d’Arborea, la giudicessa più celebre della storia sarda, che avrebbe trovato in questo stesso castello rifugio e residenza.
Il castello sorgeva su un sito naturalmente difeso, cinto da un fossato in cui confluivano le acque dello stagno. L’accesso era consentito solo attraverso un ponte levatoio, come descrisse lo storico Giovanni Francesco Fara nel 1579, annotando che la cittadella era circondata da acque che la rendevano pressoché inespugnabile.
Il Giudicato d’Arborea e il castello come centro del potere
Per comprendere l’importanza di questo castello, bisogna capire cosa fu il Giudicato d’Arborea. La Sardegna medievale era divisa in quattro giudicati indipendenti: Arborea, Cagliari, Torres e Gallura. L’Arborea aveva il suo centro nella Sardegna centro-occidentale, e il castello di Cabras ne fu a lungo uno dei luoghi di potere più importanti, utilizzato come dimora della corte giudicale.
Le vicende più drammatiche ruotano attorno alla figura di Barisone I di Arborea, il giudice che nella seconda metà del XII secolo coltivò il sogno di unificare politicamente tutta la Sardegna sotto la sua guida. Salito al trono nel 1145, Barisone intrecciò alleanze con Genova per bilanciare l’influenza pisana, si sposò nel 1157 con una principessa catalana parente del conte di Barcellona e attaccò il giudicato di Cagliari. La risposta fu durissima:
- Cagliari respinse l’attacco con l’aiuto determinante di Pisa e del giudicato di Torres
- Le truppe nemiche invasero l’Arborea nel 1164
- Barisone e la seconda moglie Agalbursa de Cervera si asserragliarono nel castello di Cabras
- Gli aggressori cercarono invano il leggendario tesoro che si diceva nascosto nel castello
- Il borgo fu saccheggiato e la fortezza data alle fiamme
| Evento | Anno |
| Costruzione del castello | XI secolo |
| Prima menzione da parte di Ibn Jubayr | 1183 |
| Assedio e incendio del castello | 1164 |
| Barisone incoronato re di Sardegna a Pavia | 10 agosto 1164 |
| Agalbursa ricongiunta al marito | 1168 |
| Barisone rientra in Arborea | 1171 |
| Ultima menzione come Masone de Capras | XII–XIII secolo |
| Eleonora d’Arborea usa il castello come residenza | XIV secolo |
| Abbandono dopo la caduta dell’Arborea | Inizio XV secolo |
Il viaggiatore arabo che descrisse il castello
Una delle testimonianze più sorprendenti e inaspettate sulla storia del castello di Cabras proviene da una fonte islamica medievale. Nel 1183, il viaggiatore ispano-andaluso Ibn Jubayr era a bordo di una nave genovese diretta da Ceuta ad Alessandria d’Egitto quando una tempesta lo costrinse a rifugiarsi verso le coste del Sinis.
Superato un promontorio oltre il quale si apriva un’insenatura, riconoscibile come Capo San Marco, Ibn Jubayr osservò gli avanzi di un’antica città, quasi certamente Tharros. Nel frattempo, alcuni dei suoi compagni genovesi si erano spinti verso il luogo abitato più vicino, dove assistettero a un episodio che colpisce per la sua brutalità quotidiana: una vendita di schiavi, circa ottanta saraceni uomini e donne, messi all’asta nella piazza del mercato, probabilmente frutto di razzie sulle coste nordafricane.
Il giorno seguente giunse nel porto il giudice Barisone I in persona, che Ibn Jubayr definisce il “sultano” dell’isola. Il giudice ebbe un colloquio con i comandanti della nave genovese e poi fece ritorno alla sua residenza, seguito dal corteo. Questa testimonianza araba è uno dei pochi resoconti diretti della vita quotidiana e politica del Giudicato d’Arborea scritti da un osservatore esterno.
Eleonora d’Arborea e l’ultimo splendore del castello
Nel XIV secolo il castello di Cabras vissuto un ultimo periodo di frequentazione illustre. La giudicessa Eleonora d’Arborea, la figura più celebre della storia sarda medievale, autrice della Carta de Logu, uno dei più avanzati codici giuridici dell’Europa medievale, soggiornò spesso nel castello durante i suoi frequenti spostamenti nel territorio del giudicato.
La devozione di Eleonora e della famiglia giudicale alla Vergine Assunta, invocata frequentemente anche nella Carta de Logu, spiegherebbe perché il sito fosse già associato a una cappella dedicata a Santa Maria. Questo legame tra il castello e la chiesa adiacente non è casuale: quando il castello fu progressivamente abbandonato, le sue pietre furono riutilizzate per costruire e ampliare la pieve di Santa Maria Assunta. Un caso di riuso medievale che fonde insieme storia militare e storia religiosa nello stesso luogo.
Agli inizi del XV secolo, con la caduta del Giudicato d’Arborea per mano degli aragonesi, il castello perse ogni funzione e fu abbandonato a un lento, inesorabile declino.
I ruderi attraverso gli occhi degli storici
La storia del castello di Cabras si può leggere anche attraverso gli occhi di chi lo descrisse nei secoli successivi al suo abbandono. Ogni testimonianza racconta uno stadio diverso del deterioramento:
Nel 1579 Giovanni Francesco Fara lo descrive ancora come un’opera militare imponente, cinta da fossato e accessibile solo con ponte levatoio. Nell’Ottocento il viaggiatore francese Antoine-Claude Pasquin Valéry lo trovava ancora ben riconoscibile, un “nobile rudere” su una rupe isolata, con la costruzione che appariva ancora “forte, solida, bituminosa”. Il generale Alberto Della Marmora, qualche decennio dopo, annotava invece con rammarico che non restava ormai altro che un lembo di muro e una porzione di arco di volta, aggiungendo con disincanto che quelle vecchie costruzioni non avevano interesse di per sé, se non per il nome che portavano.
Fino alla metà del Novecento erano ancora visibili alcune torri semidiroccate che spuntavano dalle rive dello stagno, chiamate “Preda Longa” (Pietra Lunga). Poi anche quelle scomparvero, inglobate o demolite nel corso dei decenni.
Quando è consigliata la visita
Per visitare i ruderi del castello e godersi il paesaggio dello stagno che li circonda, il momento migliore è la primavera o l’autunno. In queste stagioni la luce è favorevole, le temperature sono gradevoli e il paesaggio lagunare attorno a Cabras esprime tutta la sua bellezza con colori che l’estate secca tende ad appiattire. L’alba e il tramonto, con lo stagno che riflette i colori del cielo, regalano scorci difficili da dimenticare.
Chi visita Cabras nella prima domenica di settembre può anche assistere alla celebre Corsa degli Scalzi, la processione di San Salvatore, una delle manifestazioni religiose più spettacolari e partecipate della Sardegna.
Dove mangiare vicino al Castello di Cabras
Cabras è sinonimo di eccellenza gastronomica grazie ad alcuni prodotti che hanno reso famoso il paese in tutta Italia. La bottarga di muggine, ricavata dalle uova del cefalo pescato nello stagno, è considerata tra le migliori al mondo. Non perdere la merca, l’antico piatto a base di muggine bollito conservato in erbe palustri, e le cefoline in carpione. Per accompagnare il tutto, un bicchiere di Vernaccia di Oristano è la scelta più coerente con il territorio. I ristoranti del paese offrono spesso menu degustazione incentrati sui prodotti dello stagno, una scelta che vale sempre la pena considerare.
Dove dormire vicino al Castello di Cabras
Cabras offre alcune strutture ricettive nel centro del paese, ideali per chi vuole esplorare i ruderi, la pieve e lo stagno con calma, senza fretta. Per un’offerta più ampia, Oristano dista una decina di chilometri e dispone di hotel di diverse categorie. Chi preferisce un soggiorno immerso nella natura può optare per strutture agrituristiche nella campagna del Sinis. La vicinanza alle spiagge di Is Arutas, con il celebre quarzo bianco, e di Mari Ermi rende Cabras una base ottima anche per chi vuole abbinare storia e mare.
FAQ
In questa sezione trovi le risposte alle domande più frequenti sul Castello di Cabras. Per informazioni aggiornate sull’accessibilità dell’area, ti consigliamo di contattare il Comune di Cabras o l’ufficio turistico locale.
I ruderi del castello sono accessibili al pubblico?
L’area in cui sorgono i resti del castello è raggiungibile e visibile dall’esterno. Trattandosi di ruderi in zona urbana, non esiste una vera e propria biglietteria o organizzazione museale: si tratta di una visita libera, da fare passeggiando lungo le rive dello stagno nei pressi della pieve. Per informazioni più precise sullo stato attuale dell’area, è consigliabile rivolgersi al Comune di Cabras.
Vale la pena visitare i ruderi se non sono un appassionato di storia medievale?
Anche chi non è esperto di storia medievale può trovare la visita interessante. Il paesaggio circostante, con lo stagno di Cabras che si estende fino all’orizzonte, è di per sé suggestivo. Abbinare la visita ai ruderi con quella alla pieve adiacente e al Museo Civico Giovanni Marongiu, che conserva i celebri Giganti di Mont’e Prama, rende l’esperienza completa e adatta a ogni tipo di viaggiatore.
Chi era davvero Eleonora d’Arborea e perché è importante per la Sardegna?
Eleonora d’Arborea fu giudicessa dell’Arborea nel XIV secolo ed è considerata l’eroina nazionale sarda. È famosa soprattutto per la Carta de Logu, un codice legislativo avanzatissimo per l’epoca, che garantiva diritti alle donne e tutele sociali inusuali nel Medioevo europeo. Il suo legame con il castello di Cabras testimonia quanto questo luogo fosse centrale nella vita politica e quotidiana del giudicato.